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Chi siamo

LA LIBRERIA GIUSEPPE CERRELLI – EREDI  S.N.C. è una libreria storica, fondata nel 1900. Ha sede, da sempre, in C.so Vittorio Emanuele al numero 13, una delle principali vie dell’abitato antico di Crotone.

Per il “Progetto Biblioteca casa di quartiere. Piano Cultura Futuro Urbano” del Mibact, la Libreria Cerrelli curerà alcuni incontri culturali e un evento conclusivo, che vuole essere un omaggio a tutti gli italiani che, attraverso la valorizzazione dell’opera del nostro conterraneo Antonio Porchia, hanno trovato rifugio e riscatto sociale in Argentina.

L’iniziativa sarà corredata, inoltre, da un concerto interamente dedicato al genio musicale di un altro grande italoargentino, Astor Piazzolla, con contemporanea proiezione video degli aforismi tratti dall’opera di Porchia “Voci”.

Il luogo prescelto, compatibilmente con le disposizioni anti-Covid 19, è Piazza Immacolata, il cui sagrato costituisce un naturale palcoscenico e sulla cui facciata sarà possibile proiettare gli aforismi scelti.  

Antonio Porchia, sebbene abbia avuto tantissimi riconoscimenti all’estero, non è stato mai ricordato nella sua terra natia. 

E’ stato ed, è ancora, un vero e proprio caso letterario, sia nel senso che si è trattato di un grande evento di letteratura, sia nel senso che esso è stato originato dalla più imprevedibile casualità. 

Protagonista del caso: un piccolo libro intitolato semplicemente “Voci“.

Antonio Porchia nasce a Conflenti nel 1886, primo di sette figli. Suo padre muore quando lui ha l’età di dodici anni e qualche anno dopo la madre decide di trasferirsi con tutta la famiglia in Argentina. I Porchia vanno ad abitare in uno dei numerosi quartieri di Buenos Aires sempre più affollati di immigrati italiani che stavano cercando di sfuggire alla povertà in madrepatria. Per mantenere i fratelli, Antonio, che aveva ancora 17 anni, si mise a svolgere vari mestieri: carpentiere, intrecciatore di ceste e puntatore nel porto. Grazie ai guadagni, dopo qualche tempo poté portare tutta la famiglia ad abitare in una casa più grande nel quartiere di San Telmo. Qui, nel 1918, insieme al fratello Nicola, comprò una piccola stamperia in via Bolivar. Lavoravano giorno e notte e così, dopo alcuni anni, poterono ingrandirla. Antonio dimostrò subito una coscienza sociale, militando nelle file della FORA (Federazione Regionale Operaia Argentina) e cominciò a collaborare ad una rivista di sinistra chiamata “La Fragua“. In una delle sue Voci dice: “In tutte le parti il mio lato è il sinistro. Nacqui da questo lato”. Frequentava i gruppi anarchici e socialisti del quartiere della Boca, dove vivevano gli immigrati italiani. Era uno dei quartieri più poveri di Buenos Aires, con le sue piccole case una diversa dall’altra, un andirivieni di gente anonima, le sirene dei bastimenti, i vecchi bar dove si riunivano i marinai e i lavoratori del porto. 

Parlava correttamente l’italiano, pur dopo tanti anni, e recitava a memoria Dante. La sua lingua però era ormai quella spagnola e in spagnolo annotava su dei foglietti volanti quelle riflessioni, aforismi e sentenze che costellavano le sue conversazioni e che egli chiamava “voci”. Alcuni dei suoi amici, in special modo Miguel Andrés Camino e José Pugliese, lo convinsero, dopo le sue tante reticenze, a pubblicarle. Era il 1943 e Porchia aveva 56 anni. Scelse lui stesso il titolo: Voci. 

Ne furono stampate mille copie a spese dell’autore. Ma passarono inosservate e non se ne vendette che qualche esemplare. Tutte le altre (oggi tanto ricercate dai collezionisti) restarono a lungo ammucchiate nella sede di “Impulso” finché non fu chiesto a Porchia di andarle a ritirare perché erano d’ingombro. Porchia decise di regalarle alle biblioteche popolari. Da questo gesto disinteressato e silenzioso iniziava la storia incredibile del successo delle Voci. Il caso disseminava per tutto il territorio argentino la leggendaria edizione. I lettori cercavano il libro come tanti iniziati; in tanti lo copiavano a mano.  

Si verificava poi un altro caso decisivo per la fortuna delle  Voci. Esse andarono a finire casualmente in mano al critico francese Roger Caillois, uno degli intellettuali che hanno segnato il ‘900 europeo, il quale, durante la seconda guerra mondiale, si trovava in Argentina come rappresentante dell’UNESCO, lavorando nella redazione della prestigiosa rivista SUR, diretta da Vittoria Ocampo. Ne rimase incantato. Volle conoscerlo personalmente. Ecco come lo descrive: “Avevo di fronte un uomo di circa 50 anni, di aspetto rispettabile, semplice e timido, non sembrava uno studioso né vestiva elegantemente; un uomo che lavorava da artigiano o da carpentiere“. Lo invitò a pubblicare alcune delle sue ‘voci’ sulla rivista alla quale collaboravano i più importanti scrittori. Caillois, intanto, rientrava in Francia, traduceva le Voci e includeva alcune di esse nel numero annuale di Dits (edizione di Gallimard) e poi anche nella rivista parigina Le Licorne. Porchia nel 1948 venne convinto dagli amici a pubblicare una seconda edizione con le tante altre ‘voci’ che era andato trascrivendo negli ultimi cinque anni. L’anno dopo (1949) Caillois a Parigi fece pubblicare le ‘Voci’ nella serie G.L.M. (Guy Lévy Mano) col titolo Voix.

L’opera suscitò grande interesse e ammirazione tra gli intellettuali e i critici. Nel 1956, Raymond Queneau includeva le Voci tra i cento libri di una biblioteca ideale. La stessa cosa affermava Henry Miller in un suo articolo intitolato The books of my life (1957). Dal canto suo, André Breton, nel 1950, alla domanda “quale interesse attribuisce al recente contributo in lingua spagnola alla vita intellettuale?” postagli in un’intervista da José M. Valverde (in Correo literario, Madrid settembre 1950) rispondeva: “[…] Purtroppo sono in gran parte costretto ad astenermi dall’esprimere la mia opinione. […] Allo stato attuale delle mie informazioni aggiungo che il poeta di lingua spagnola che mi tocca di più è Ottavio Paz, messicano, e che il più duttile pensiero di espressione spagnola è per me quello di Antonio Porchia, argentino, portato alla luce in Francia da Roger Caillois che ha tradotto un volume delle sue Voces. Questo ancora una volta senza dare giudizi aprioristici su ciò che in Spagna si è scritto per ben quindici anni”. 

Le ripercussioni del fascino suscitato dalle ‘Voci’ si propagarono. Così Fernando Versehen in Belgio nel 1962 includeva Porchia nell’antologia intitolata “Poesia vivente in Argentina”. Nel gennaio 1964 a Parigi una selezione delle Voci appariva nella “Nuova Rivista Francese”. Nel 1966 l’editore Hachette pubblicava in Sudamerica una selezione in più riedizioni (con l’aggiunta delle ‘Voci Nuove’ a partire dal 1974) che si esaurirono immediatamente. Nel 1967 Federico Weineger traduceva un altro fascicolo in tedesco (rivista Humboldt n.32, Monaco). Nel 1968 negli USA il poeta W. S. Merwin anticipava sulla rivista Bazaar alcune traduzioni in inglese e l’anno successivo pubblicava con un suo prologo una selezione di 250 ‘Voci’ in edizione simultanea a Chicago e Toronto. 

“Voci” è stata tradotta in moltissime lingue ed è stata positivamente giudicata da noti critici e scrittori come André BretonJorge Luis BorgesRoger CailloisRoberto JuarrozHenry Miller e altri. Si tratta di una raccolta di aforismi e brevi riflessioni sugli argomenti più vari: amore, morte, felicità, amicizia.

Esperienza progettuale

Animazione di quartiere

– Musica in quartiere:

Concerto dedicato ad “Astor Piazzolla” .

 “Voci dalla fine del mondo: omaggio allo scrittore e aforista calabrese Antonio Porchia e ad Astor Piazzolla”;

– Sede: Piazza dell’Immacolata

 

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SEDE Via Corso Vittorio Emanuele 13/15
E-MAIL cerrelli.kr@libero.it

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